I riflettori si accendono sul settore fieristico, italiano, europeo e globale: ogni anno, il primo mercoledì di giugno, è la Giornata Mondiale delle Fiere. Questa terza edizione organizzata da AEFI – Associazione Esposizioni e Fiere Italiane – il 6 giugno a Roma, si celebra quasi in concomitanza con l’Assemblea annuale CEFA, a Roma, il 7-8 giugno. Questa è l’incontro dei Presidenti delle oltre venti Fiere che fanno parte del Central European Fair Alliance (CEFA), il network dei principali operatori fieristici dell’area Sud Est Europa e Europa Centrale, che si pone l’obiettivo di rendere questa zona sempre più attrattiva da un punto di vista  fieristico.

“Con grande soddisfazione – commenta Pietro Piccinetti, tecnico del settore fieristico che ricopre le cariche di Amministratore Unico di Fiera Roma, Coordinatore della Commissione Internazionalizzazione di AEFI e Presidente di CEFA – posso affermare che il nostro comparto gode di ottima salute, come dimostrano gli ultimi dati UFI – The Global Association for the Exhibition Industry. Ben lungi dall’essere schiacciate dalle nuove tecnologie, le Fiere, se sanno cavalcare l’innovazione aggiornandosi e adeguandosi agli strumenti che cambiano, restano il luogo imprescindibile, anche in tempi di rivoluzione digitale, in cui chi compra può provare fisicamente il prodotto o il servizio e conoscere personalmente i produttori. La forza simbolica e concreta – ribadisce Piccinetti – del gesto dello stringersi la mano, simbolo stesso dell’attività fieristica, non tramonterà mai”.

È infatti del tutto positivo il trend rilevato dall’ultima edizione del Barometro UFI Global Exhibition, che intervista 290 realtà del mondo fieristico appartenenti a 53 Paesi del mondo e fotografa un settore che coinvolge ogni anno oltre 260 milioni di visitatori, 4,4 milioni di espositori, 1,8 milioni di lavoratori tra diretti e indiretti, determinando circa 89 miliardi di spesa per la partecipazione agli eventi che genera.

Rispetto al giro d’affari, il 70% delle realtà fieristiche mondiali ha dichiarato un incremento nella seconda metà del 2017, il 72% lo ha previsto per la prima metà del 2018, il 77% per la seconda metà. In termini di utile di esercizio, la maggior parte delle realtà fieristiche ha mantenuto o migliorato un buon livello di performance nel 2017: il 44% dichiara un incremento, il 43% un risultato stabile. Interrogati sul ritorno economico atteso da nuovi modelli di business, la maggior parte delle realtà intervistate crede che rappresenti meno del 10% nell’arco dei prossimi 5 anni, più del 10% nell’arco dei prossimi 10 (questo vale soprattutto per i Paesi extraeuropei). Per quanto riguarda le priorità strategiche, oltre il 77% delle Fiere, con un picco dell’88% nelle Americhe e in Europa, punta ad ampliare il range di servizi offerti contando di sviluppare attività non solo nell’ambito tradizionale, ma anche in quello innovativo (come eventi dal vivo ed eventi virtuali, entrambi settori in crescita).

Sono quattro i parametri che dall’indagine UFI  si confermano, per l’80% circa dei partecipanti al sondaggio, come maggiormente determinanti per il business dell’industria fieristica: lo stato economico del mercato domestico (25%), la competizione all’interno del settore di riferimento (21%), gli sviluppi economici globali (16%) (questo parametro ha perso, nell’opinione degli intervistati, rilevanza del 4% rispetto all’anno precedente), la ristrutturazione interna, dove la sfida principale è individuata nelle risorse umane (16%).

In questo panorama, il nostro Paese tiene il passo con grinta. “L’Italia, seconda in Europa dopo il gigante globale Germania – spiega Piccinetti – , riveste un ruolo di primissimo piano nel comparto, con numeri di manifestazioni e di espositori in crescita. Le Fiere italiane si confermano il generatore del 50% del nostro export complessivo, che nel 2017 ha raggiunto il record di 450 miliardi. Non c’è dubbio: sono le Fiere il vero passaporto per il Made in Italy, la creatività e il talento italiani”.