Centenari si diventa? Una tavola rotonda organizzata da Fiera Roma svela i segreti della longevità

Roma, 25 Settembre 2020– “Per arrivare a 100 anni, bisogna aver vinto la lotteria genetica. Ma la maggior parte dei soggetti ha la capacità di farcela fino ai 90 anni e in gran parte senza malattie croniche seguendo una dieta anti-infiammatoria, svolgendo attività fisica, mantenendo la mente attiva ed interagendo socialmente”. Lo ha affermato Calogero Caruso – Professore Emerito, già ordinario di Patologia generale all’Università di Palermo e capofila di un prestigioso progetto nazionale finanziato dal Miur sui longevi -, che ha coordinato la tavola rotonda “Successful aging, Blue Zones and Mediterrasian Diet”, nell’ambito di Welfair 2020, la manifestazione digitale organizzata da Fiera Roma dedicata alla salute a 360 gradi.

Non sono dunque poi così distanti dal migliore buon senso antico della nostra secolare tradizione mediterranea i consigli per vivere a lungo e in salute emersi nel corso della tavola rotonda, cui hanno preso la parola massimi studiosi della longevità: Craig Willcox – Professore di Sanità pubblica e Gerontologia presso la Okinawa International University e professore a contratto presso il Dipartimento di Medicina Geriatrica presso l’Università delle Hawaii; Ciriaco Carru – Professore Associato in Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica  della Università di Sassari; Annibale Puca – Professore Ordinario presso la “Scuola Medica Salernitana”/DIPMED; Giulia Accardi – Biotecnologa Nutrizionista, oltre al professor Caruso.

 

L’approccio di studio utilizzato per la ricerca sui longevi è quello della “Biologia Positiva”: sono stati analizzati i modelli positivi, le persone che vivono a lungo e in salute, per comprendere le ragioni e i meccanismi alla base di questo successo. Nell’ambito degli studi sulla longevità, un interesse particolare rivestono le cosiddette “zone blu”: alcune regioni del mondo – Okinawa, Nicoya, Ikaria e il Nuorese, in Giappone, Costa Rica, Grecia e Italia – che favoriscono una vita più lunga rispetto alla maggior parte delle altre regioni del pianeta. Sono state definite come regioni di limitata estensione in cui la popolazione condivide stile di vita e ambienti comuni e la cui eccezionale longevità è stata accuratamente verificata. Le caratteristiche geografiche delle quattro zone blu classiche indicano principalmente una condizione di insularità e lontananza. L’altitudine e la pendenza del terreno che caratterizzano tre zone blu su quattro sembrano particolarmente intriganti.

 

L’importanza della dieta, dell’attività fisica e del network sociale nel raggiungimento della longevità è documentata da altri “hot spot” di longevità in Italia, quali quelli del Cilento e delle Madonie, entrambe zone montuose. Il Cilento è proprio la zona dove il pattern dietetico che oggi chiamiamo Dieta Mediterranea è stato individuato nel dopoguerra dal fisiologo americano Ancel Keys. “Durante il suo soggiorno italiano – ha spiegato Caruso – , Keys notò un curioso paradosso: i popoli mediterranei, pur assumendo nella loro alimentazione livelli di grassi simili a quelli assunti dal popolo statunitense, evidenziavano una minor incidenza di malattie cardiovascolari. Secondo i suoi studi e le sue intuizioni, il motivo era da ricercarsi nell’azione dell’olio di oliva che controbilanciava i grassi animali, abbassando i livelli di colesterolo, nonché nel consumo del vino rosso che, grazie al suo contenuto di polifenoli aveva un notevole effetto antiossidante”. Proprio le osservazioni di Keys costituiscono le basi del modello nutrizionale dei popoli del bacino del Mediterraneo, dalla Grecia all’Italia Meridionale, alla Spagna. In Costarica e in Giappone si seguono diete diverse dalla dieta mediterranea, ma tutte queste diete hanno una caratteristica in comune, quella di essere diete anti-infiammatorie, essendo l’infiammazione alla base di tutte le malattie età-correlate.

 

 

 

 

 

 

 

Dunque – ha sintetizzato il Professore Emerito –  meno  carne rossa, uova, formaggi e più verdure, spezie, olio d’oliva, pesce. “Rispetto all’alimentazione – ha sottolineato Caruso -, ha però un peso rilevante soprattutto quello che si è mangiato in giovinezza. È molto meno determinante la dieta attuale dei centenari”.

 

Parlando dell’importanza della rete affettiva: “Non avevamo bisogno che fosse il Covid ad insegnarci che nelle case di riposo gli anziani muoiono prima – ha commentato Caruso -. Dall’analisi dei centenari si evince che la gran parte vivono in famiglia, con figlie femmine che si prendono cura di loro. E se questo ha destato stupore tra i ricercatori dei Paesi nordici, ha provocato molto meno meraviglia da noi mediterranei, che abbiamo mantenuto maggiore consuetudine con una certa organizzazione familiare”. Anche un pensiero positivo, una visione ottimistica dell’esistenza e una spiritualità profonda risultano fattori positivi: tutti i centenari presi in considerazione dalla ricerca hanno confermato di avere un senso della vita e di essere ottimisti e un po’fatalisti.